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Dall’Alternanza alla scrittura creativa: storia di un’esperienza

copertina concorso

di Anna Maria Pastore

Dalle terre espropriate alla mafia a laboratori di scrittura creativa...

... è il percorso, dagli esiti tanto imprevedibili quanto significativi, che hanno effettuato nell’anno scolastico 2016/2017 due studenti, Francesca Semeraro e Carlo Veneziano, dell’attuale 5^C Scientifico.
Il punto di partenza è stato il soggiorno della classe di una settimana, inserito nel percorso di Alternanza Scuola Lavoro,  presso la cooperativa sociale “Al di là dei sogni” di Sessa Aurunca.
Al rientro gli alunni sono stati sollecitati a tradurre l’esperienza formativa vissuta in parole, sentimenti, moti dell’anima nell’ambito di una normale verifica scritta di Italiano. Tappa successiva è stata l’invio di alcuni elaborati prodotti al concorso nazionale Scrivoanchio.it 2017 promosso dalla Tholos Editrice e dall’Associazione Culturale “Ventotto” di Alberobello.

I testi pubblicati 
Le traviVia le travi dagli occhi La mafiaLa mafia

Classificatisi tra i finalisti, i due studenti hanno così avuto, oltre alla soddisfazione di vedere i propri testi inseriti nella pubblicazione Scrivoanchio.it 2017 Antologia di giovani scrittori in rete (Tholos editrice), anche la possibilità di partecipare dal 20 al 22 luglio a laboratori di scrittura creativa incentrati su vari argomenti: dall’editing alla poesia, da Kafka alle testimonianze di vittime della mafia.
<<Un’esperienza - come ci racconta la stessa Francesca Semeraro - ricca di sorprese, sotto ogni punto di vista. Immersi nei trulli, in un caldo afoso tipico del mese di luglio qui al Sud, eravamo trenta sconosciuti che condividevano la stessa passione per la lettura e la scrittura e questo è bastato ad unirci a tal punto da far scappare qualche lacrima al momento dei saluti. Una condivisione a 360 gradi: durante i laboratori, con scambi di idee tra noi e con i vari relatori, ma soprattutto nelle ore notturne passate a scrivere armati di foglio, penna e computer, spesso senza idee, senza parole, ma rassicurati dalla solita risposta negativa alla domanda frequentemente urlata da una stanza all’altra: “Ma voi avete finito?”. Complici nella notte, siamo diventati complici anche di giorno.
E quello scrivere e stare insieme notturno, rubando una frase a Pavese, “tanto ci piaceva che andare a dormire ci pareva di perdere davvero tempo”.
Siamo stati ingordi di parole, libri (e caffè).
E ne siamo stati felici>>